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![]() La Ecclesia S. Jacobi de Mella oppure de Romeis è subentrata probabilmente ad una mansio romana, vista la collocazione strategica, lungo la via che conduce da Milano ad Aquileia, in prossimità del ponte sul Mella, su un itinerario seguito dai pellegrini che dalla Francia scendevano a Roma. Il più antico documento ad oggi noto riguardo alla chiesa risale al 1080: è un Rescritto del papa Gregorio VII che accoglie la domanda della Mensa Canonicale di unire alla stessa il Priorato del Convento di San Giacomo della Mella, dell’Ordine di Sant’Agostino, per il sostentamento di 36 persone quotidianamente officianti nella Cattedrale di Brescia. Nel XIV secolo il Convento era gestito dai Francescani di Sant’Antonio Viennese (e forse a loro si deve il collegamento con i Templari testimoniato da un affresco sulla lunetta della porta d’ingresso della Chiesa) e nel 1577 fu unito alla dotazione fondiaria del nuovo Seminario vescovile, voluto da Monsignor Bollani. Passò poi in proprietà della famiglia Rovetta sulla fine dell’Ottocento e ad opera del pittore Francesco Rovetta la Chiesa venne restaurata ed abbellita con affreschi di stile tardo gotico, mentre il Convento e l’Ospizio sono stati recentemente trasformati in residence. L’edificio sacro che attualmente è visibile è composto da un’abside semicircolare in corsi regolari di botticino e di medolo, scandita da sottili lesene che inquadrano tre monofore e sostengono una ritmata cornice di sottogronda con archetti pensili, e da un corpo di fabbrica longitudinale che si sviluppa in tre campate, con muratura in sassi di fiume disposti a spina di pesce, forse del secolo XII, interrotta sulla parete settentrionale da alcuni inserti realizzati con mattoni molto regolari, del XII-XIII secolo. La precisione della lavorazione della pietra e l’impiego quasi esclusivo del botticino suggeriscono infatti una datazione tra il 1150 e il 1220 per l’abside e una collocazione cronologica precedente per il corpo della chiesa. Intorno al 1400 sul lato sud della navata venne inserita una cappella (ora deposito e sacrestia), mentre un po’ più tardi anche la prima campata dell’aula venne dotata di una volta a crociera. Lo sfasamento degli interventi edilizi è suggerito dal fatto che la grande e preziosissima Crocefissione, opera (1465) di Paolo da Carlina il Vecchio è stata delineata dalla stessa mano che ha affrescato una Annunciazione, strappata ancora all’inizio del Novecento dall’arco trionfale. Una seconda crociera, costruita però con arconi in legno ed arelle, venne inserita nell’Ottocento, quando la navata fu ridotta allo stato attuale, isolando la prima campata verso l’ingresso della chiesa che ha mantenuto l’originaria copertura rustica in capriate a vista e che è stata utilizzata a lungo come legnaia. In questa zona si vedono tracce di affreschi strappati, risalenti al XV secolo, e si scorgono ampie campiture in cui l’originario intonaco bianco trecentesco si è miracolosamente salvato. Del secolo precedente è il frammento di decorazione ad affresco con racemi vegetali che si vede dietro l’altare in muratura, all’interno dell’abside. Sandro Guerrini: S. Giacomo dei Romei: una millenaria chiesa dimenticata inS. Giacomo al Mella – Un luogo bresciano lungo le antiche vie della fede, AAVV, 2007
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| La chiesa ha origini antichissime, presumibilmente risale al IV secolo. Intorno al 1440 venne riedificata una seconda volta, la prima fu agli inizi del XIII secolo. La facciata presenta un portale in pietra di forme rinascimentali affiancato da due archi, tracce di antiche tombe nobiliari. L'interno è organizzato in tre navate divise da pilastri imponenti. È forse la più importante chiesa di Brescia dal punto di vista artistico, infatti al suo interno si possono ammirare delle opere di straordinaria bellezza dei massimi esponenti della pittura bresciana del cinquecento: il Moretto e il Romanino. L'elegante chiostro - risalente al 1487 - si trova sulla destra della chiesa. Collocata nella chiesa di S. Giovanni Evangelista, tra la cappella del Sacramento ed il presbiterio, la Cappella di S. Maria, o della Purificazione della Madonna, ha origini piuttosto oscure che – grazie al ritrovamento degli affreschi che oggi possiamo ammirare e agli scavi esterni degli anni Cinquanta – sono state in parte chiarite: si pensa infatti che questo locale non sia nato come cappella, ma che fosse la chiesa longobarda, adattata poi a cimitero quando fu costruita quella più vasta di S. Giovanni. Poche infatti sono le informazioni relative a questo spazio e nelle guide, dal ‘600 in poi, nessun accenno si trova su questa cappella. L’Averoldi parla di un vasto ambiente che serviva da ripostiglio per le suppellettili della schola del Santissimo, schola che fece costruire la cappella del Sacramento. Soltanto il Faino, parlando della chiesa di S. Giovanni, accenna ad una cappella dipinta con storie della Beata Vergine dal noto pittore bresciano Floriano e di una pala della purificazione della Madonna. Fu nel 1956, quando si stava pensando al restauro complessivo della chiesa, che sotto i calcinacci del grande ripostiglio posto sul fianco della cappella del Sacramento, venne rinvenuto un grande ciclo di affreschi dedicati alla Madonna e, dopo aver scavato all’esterno, dove un tempo era il cimitero, si trovò anche la parte inferiore dell’abside. L’interesse suscitato dalla scoperta di questo ciclo di affreschi del XV-XVI secolo fu tale che la Soprintendenza ai monumenti di Milano attuò un’opera completa di ricostruzione dell’abside e del ciclo pittorico. Al visitatore d’oggi si presenta dunque, dopo un atrio di passaggio che conserva rovinatissimi e poco visibili affreschi del ‘400, una decorazione continua che avvolge tutto lo spazio della cappella. Floriano Ferramola (1478–1528) è autore della volta con i quattro Evangelisti, i loro simboli e i quattro dottori della chiesa latina: i santi Gregorio Magno, Girolamo, Ambrogio e Agostino. Gli affreschi delle pareti nord e sud che, in due fasce sovrapposte narrano la vita della Vergine Maria dalla nascita all’Assunzione, sono di Paolo da Cailina il Giovane (1485–1545). Gli affreschi più antichi, staccati dalla parete nord e collocati su quella ovest, sono attribuibili a Paolo da Cailina il Vecchio (sec. XV) e rappresentano due Madonne in trono e due gruppi di Santi con devoti. Un particolare di rilievo fu il ritrovamento di un affresco raffigurante La Madonna che allatta il Bambino – ora collocato in una nicchia sul fondo della cappella – che ha rivelato come la tela che si venera nella cappella della Madonna del tabarrino, posta di fronte a quella del Sacramento, sia in realtà una copia fatta eseguire da un autore di valore, molto probabilmente il Moretto. |
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| La località detta delle Grazzine è situata all'estremità settentrionale di Borgo Trento (anticamente detto Borgo Pile), sulla riva sinistra del torrente Garza e attraversata dalla roggia "Re de' Fossi". Il nome deriva dal fatto che, nel XVI secolo, tutta questa area rappresentava un possedimento dell'antico Santuario delle Grazie, che sorgeva in località "Conchiglia" (probabilmente identificabile con l'attuale zona di Via Marconi, nei pressi del Dispensario, ex ospedale per gli infettivi). Il santuario fu costruito per volontà di Giorgio Candiano di Padova, un frate eremita, nel luogo in cui, dipinta su un capitello, figurava un'immagine della Madonna ritenuta miracolosa, particolarmente venerata in occasione della pestilenza del 1452. Nel 1516 il Santuario delle Grazie venne abbattuto, come quasi tutti gli edifici situati attorno alla cerchia muraria della città, per motivi strategici, su ordine della Repubblica di Venezia che governava all'epoca la città di Brescia. Allora i frati Gerolimini riedificarono il santuario all'interno delle mura cittadine, dov’è ancora visibile. Dalla distruzione del vecchio santuario delle Grazie, si salvò la sacra immagine della Madonna, che non aveva mai smesso di attrarre la devozione dei fedeli. Si decise poi, attorno al 1630, di costruire ad opera dei frati Benedettini una nuova chiesa, più piccola, poi detta "delle Grazzine". L'affresco miracoloso venne finalmente trasferito in data 24 agosto 1633 nella nuova chiesetta appositamente edificata, ancor oggi visibile, con all'interno la sua preziosa icona (attribuita al Ferramola) in ottimo stato di conservazione ed aperta al culto, alla confluenza di via Triumplina con viale Oberdan. | |||
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| La Chiesa di Sant’Antonio da Padova, ubicata in località Badia, nel Parco delle Colline Bresciane, risale al XVII secolo. Al suo interno si trova una pala originale datata attorno al 1600 e alcune riproduzioni di dipinti della scuola belliniana, ora custoditi nella parrocchia della Madonna del Rosario. L’edificio deve il suo rinnovato splendore ai lavori effettuati dal “Gruppo Badia 30”, che se ne prende cura da vent’anni a questa parte. | |||