Tra arte, storia locale e letteratura, è inesauribile la vivacità di Tartini, autore, insieme a Don Pierino Boselli di L'organo Serassi di Verolavecchia. L’arte del suono (2007, La Compagnia della Stampa). Non solo: il suo nome figura nell’elenco dei ricercatori dell’Atlante Demologico Lombardo, sezione provincia di Brescia. Da grande innamorato del territorio “l’idea di valorizzare le nostre Pievi e chiese – racconta – mi è parsa subito geniale, e ho seguito con interesse il progetto di Arrigoni fin dal suo debutto. È bello che qualcuno si preoccupi sottolineare la bellezza di luoghi che ispirano raccoglimento, distraendo lo spirito dai ritmi frenetici della vita di ogni giorno”. Decidere di partecipare alla manifestazione, avendo alle spalle una lunga esperienza di produzione anche in italiano, con un racconto in dialetto, è stata l’occasione per “mettere in gioco me e la mia esperienza – sottolinea – io sono stato un ragazzo di campagna e all’italiano, negli anni della scuola, guardavo come a un traguardo. D’altra parte amo la nostra lingua dialettale, nelle sue varie declinazioni a seconda della zona di provenienza. Vorrei che si osservasse un po’ più di rigore almeno nello scriverla: non ha senso il gran proliferare di parole italiane “dialettizzate” di cui abbondano troppe produzioni teatrali, soprattutto di genere comico, attuali. Come insegnante di lettere, come scrittore ma prima di tutto come appassionato lettore, considera sacri quattro nomi in particolare: Verga, per la prosa e per la poesia Parini, Foscolo, Leopardi. E scrive in metro, preferendo l’endecasillabo. “la forma è molto importante – conclude – e, anzi, più uso “di lima” nello scrivere migliorerebbe in qualità lo scenario della produzione poetica bresciana”.