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ph. marzia bonera
"Il mio incontro con la scrittura dialettale è avvenuto dopo aver assistito alla commedia Chesti fantasmi di Eduardo de Filippo, messa in scena dall’amico Beppe Pasotti della Compagnia Stringhini - racconta - sono state ispirate da lui le prime parole e in seguito tutte le altre". Ha pubblicato varie raccolte, e ha preso parte a varie edizioni del "Natale nelle Pievi", ma se gli si chiede di individuare le tappe fondamentali del suo percorso, risponde che "ha più senso parlare di incontri fondamentali. Incontri fortuiti, forse voluti dal caso o forse dalla ragione, quella ragione che non sempre, peraltro, riesce spiegarmi quello che a volte scrivo".  Così Zacchi è grato al destino che ha messo sulla sua strada persone “straordinarie” per il loro modo di essere: donne, perlopiù. Nomi che non sorprendono chi conosce il panorama culturale bresciano: a cominciare da Elena Alberti Nulli, la Poetessa per eccellenza del nostro dialetto e che Zacchi considera una sorta di "mamma, da quando mi ha accolto il giorno in cui ho osato chiedere le sue parole per l’introduzione della raccolta Amur e passiènsa".  E pescando tra i ricordi ecco "l'emozione che mi sopraffece quando udì, nel 2003, la voce di Franca Grisoni recitare alcune liriche. Un rapporto di stima e collaborazione s'è instaurato anche con Giuliana Bernasconi, nome ricorrente nelle premiazioni dei concorsi di poesia dialettale e un’amica schietta, con la quale trascorrere ore nell'analisi di frasi e parole, alla ricerca del significato che per lei una poesia deve sempre avere, sempre. Al dialetto è sempre stato legato: "Sono nato in dialetto! - sorride - Quando “só nassit” non è stato esposto il fiocco, ma “la gàla, chèla piö granda!”. Nella mia famiglia si parlavano correttamente due lingue, dialetto e italiano, per la seconda non giurerei “correttamente”. Perciò da quarantun anni mi trovo a pensare in dialetto e ad agire in italiano e la cosa non mi pesa affatto... ". Autore di testi poetici non ama esser chiamato "poeta". La poesia è "tutt’altra cosa – si schermisce - e non sono certo la persona più qualificata per definirla. Trovo però molto bello lo scambio di emozioni durante la presentazione di una raccolta di scritti o di una rappresentazione teatrale. L’uomo è un’insieme di emozioni, è un donatore continuo e sta a noi saper ricevere quello che ognuno sta donando".
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