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Bresciano, Silvio Gandellini ha iniziato la sua formazione teatrale nel 1999 partecipando a svariati laboratori e corsi teatrali e concludendo un percorso triennale presso l’Accademia della Voce. Ha inoltre frequentato stage tematici condotti da Kuniaki Ida sulla maschera neutra, Eugenio Allegri sulla commedia dell’arte, Daniela Piccari sulla voce, Roberto Anglisani sul teatro di narrazione, Sabine Uitz sulla presenza scenica, ed altri ancora monografici e di teatro danza. Ha preso parte, in qualità di attore, a varie pièce teatrali e commedie musicali lavorando con registi fra cui M. Salvalalio, F. Ghirardini e G. Turra, M. Frusca, G. Pizzorno, A. Carminati e G. Rosa, M. Tassi, M. Manenti, M. Ischiale, L. Bertoli, L. Rubagotti, L. Ariano. Collaboratore dell’Arcilettore di Brescia nella realizzazione di diverse iniziative, ha commentato documentari naturalistici di A. Penna. Si è avvicinato ultimamente alla drammaturgia ed alla regia scrivendo Semmelweis, di cui si attende a breve il debutto scenico. Con Pietro Arrigoni ha collaborato all’allestimento, al teatro Nazionale del Lussemburgo, de “L’interesse“ di N. Secco D’Aragona, nella tradizione della commedia dell’arte. Quanto a “Natale nelle Pievi” gli ha dato l’occasione di cimentarsi nel “primo lavoro serio di teatro dialettale” e in cui, divenuto ormai appuntamento fisso, osserva nascere “sulla base del puro teatro di narrazione – dice – atmosfere particolari, quasi oniriche. Ho spesso riscontrato sorpresa in chi viene a vedere lo spettacolo aspettandosi dalla lingua dialettale alcuni effetti più comuni, come magari la comicità. Ascoltare invece testi che possiedono una loro inattesa musicalità affascina e forse suggerisce anche una maggiore attenzione per quello che può considerarsi l’habitus espressivo naturale della nostra gente”. E anche per gli attori “soprattutto nel caso di chi, come me, proviene dal teatro classico – osserva – è una bella occasione di mettersi alla prova. Viviamo con reale partecipazione la nostra performance, in condivisione anche fisica con gli spettatori, muovendoci nel loro spazio e cercando un contatto che rappresenta un ulteriore volano per le emozioni e, perché no, per la commozione: in fondo, è Natale!”.
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