Concesio – Chiesetta di Sant’Andrea

Con una certa probabilità si può affermare che la piccola struttura originaria del XIV sec. coincida con una forma quadrata e che la parte dove oggi sono stati rinvenuti i significativi affreschi possa coincidere con il presbiterio originale. Tale struttura aveva un solo ingresso con portale, una finestra rettangolare sul lato sud e un rosone centrale. Il campanile è probabilmente stato eretto separatamente dal corpo della chiesa, progressivamente ampliato fino a raggiungerlo e ad inglobare la casa del sacerdote che veniva descritta come vicina alla chiesa. La prima descrizionedella chiesa è tarda non solo rispetto alla costruzione stessa ma anche alla dipintura degli affreschi (datati agli inizi del 1500). Nell'anno 1567, grazie ad una visita pastorale, abbiamo una descrizione di questo luogo di culto: "la cappella dell'altar maggiore è separata dal resto dell'edificio, che è privo di pavimento, ha le pareti sbrecciate e cadenti con un ampia fenditura; l'altare, maggiore manca di croce e di candelabri. Anche il campanile è rotto: le porte sono prive di catenacci e serrature; il povero tempio è totalmente disadorno". Viene comandato agli abitanti della contrada di provvedere subito al restauro. Nel 1573, nel corso della visita successiva, il visitatore aggiunge l'ordine di costruire il coro, di riparare le porte e il campanile, di collocare il pavimento e di tenere chiusa la chiesa. Anche nella visita effettuata nel 1580 abbiamo le stesse annotazioni: chiesa totalmente da restaurare: siano intonacate le pareti, vi si faccia il pavimento e il soffitto; dotare l'unico altare con una balaustra in ferro e di pietra sacra; procurando anche i paramenti indispensabili. Se entro tre mesi non saranno eseguite queste opere, intima il visitatore, l'oratorio dovrà essere totalmente distrutto. Dopo queste intimazioni, vennero eseguiti alcuni lavori di restauro. Negli atti della visita del 1582 del Vescovo Giovanni Dolfin si notifica che l'oratorio è rivolto verso est e che ha l'altare maggiore e un altro, non ancora finito, posto in mezzo alla chiesa dalla parte che guarda verso sud. Per quanto riguarda il coro della chiesa, edificato grazie alle elemosine dei fedeli, esso ha la volta; il resto del tempio è coperto di laterizi, ma è del tutto privo di pavimento: è dotato di tre finestre, due verso mezzogiorno e l'altra rivolta a settentrione, oltre ad un'apertura tonda. Del 1582 è anche la prima attestazione degli affreschi. Si riferisce infatti che la chiesa ha molti dipinti sui lati sud e verso il monte dalla parte anteriore della stessa risalenti, almeno in parte, agli inizi del 1500 (Nella parete sud si legge una iscrizione latina con la data del 10 maggio 1513 con il nome del committente, Giovanello Betelli, fattore in Artignago, originario di Timoline). Nella visita del 1590 si ordina che sia terminato il dipinto - forse la pala dell'altare maggiore - e sia ornato (forse un'allusione alla cornice/struttura). Per impedire agli uccelli di penetrare nel sacro tempio è necessario provvedere un'altra rete metallica alle finestre. Entro un mese si collochi un Crocefisso sotto l'arco della cappella dell'altare maggiore e si procuri un'acquasantiera da collocare all'ingresso dell'oratorio". Probabilmente questa acquasantiera è quella semplice in pietra che si trovava murata all'ingresso laterale, prima dei restauri. Nel 1610 Bartolomeo Mesa detto Picinelli costruiva a sue spese il muro appoggiato alla Chiesa e che forse chiudeva il fondo di dotazione del sacerdote che officiava nella chiesetta. Tale lavoro è ricordato da una targa in pietra che ancora oggi è visibile sul muro esterno della chiesa a sud. Questo muro e l'altro che da occidente va da sud verso il monte furono costruiti nel proprio terreno e a proprie spese dal Sig. Bartolomeo De Mesis detto De Picinellis, il quale ne concesse i diritti agli abitanti della zona. Questa lapide è posta a perenne memoria 1616. Nelle altre visite successive vengono annotati alcuni lavori da eseguire e niente più. Una nota interessante ci viene dalla visita effettuata nel 1636 dove si parla espressamente della sacrestia che forse coincide con una parte della casetta del curato. Nel 1661, con la visita del Card. Ottoboni gli affreschi sulla parete della chiesetta, sporcati dal carbone, corsero il rischio di essere scrostati e la parete imbiancata. Fortunatamente l’ordine del visitatore fu rispettato solo parzialmente e ci si limitò a ricoprire con intonaco i dipinti. Successivamente, forse a causa di infezioni dovute alla peste che imperversava nel bresciano, la chiesa venne interamente tinteggiata di calce bianca che coprì tutti gli affreschi delle pareti. Oggi gli affreschi sono stati ottimamente recuperati e visibili in tutto il loro splendore. Nel 1690, nel corso di una causa intentata dagli abitanti di Artignago e la Parrocchia della Pieve per provare che la chiesetta era di "proprietà privata" degli abitanti di Artignago e non della Parrocchia, si precisa che all'epoca non si conosceva chi avesse fondato il tempietto e gli avesse dato una minima dotazione di terreno.
Quando si passò dalla configurazione della chiesa da due altari a tre (cioè uno centrale e due laterali) non è ancora precisamente definibile. L’unica descrizione del tempietto lo attesta come "situato in mezzo tra Artegnato e Casa de Bosy" e ancora "con due altari" (1739). All'inizio del 1800, però, la Chiesa aveva già raggiunto la forma attuale e così viene descritta nella visita di Mons. Gabrio Maria Nava nel 1818: "La chiesa di S. Andrea in contrada... è molto antica soffittata a tavelloni essa ha tre Altari; cioè oltre il maggiore vi è quello di S.Paolo, e quello di S.Nicola, la casa Parrocchiale contigua alla Chiesa in cui si passa con mezzo di piccol cortile di ragione del Parroco, è vecchia, ma sufficiente, e ben tenuta, ed ha contiguo immediatamente il luogo masserizio ed una bella ortaglia" Questa descrizione ci attesta quindi la presenza dei tavelloni di cotto che il restauro di qualche anno fa ha portato alla luce e la presenza delle tele, situate in posizione probabilmente identica all'attuale. Nel 1896 alla chiesetta di S.Andrea fu donato da Angelo Brioni "una pezza di terra" composta da un ampio terreno "arativo vitato" (cioè coltivato a viti), una striscia di "bosco ceduo forte" adiacente al Tronto e una piccola porzione di "arativo ora ingresso alla chiesa". Dalla lettura della mappa acclusa all'atto notarile sembrerebbe di poter individuare il terreno come un'ampia pezza tra la "pontesela" di Via Lodrine e l'attuale oratorio (più o meno dal Tronto fino a tutto il campo di calcio) e l'ultima annotazione contiene un'informazione importante e cioè che intorno al 1896 fu probabilmente aperta la porta laterale della chiesa tra l'altro con la distruzione degli affreschi della parete laterale e forse murata l'acquasantiera in pietra ora asportata durante il restauro degli affreschi e collocata sul presbiterio della Chiesa Parrocchiale attuale, quale fonte battesimale.