Colombaro di Cortefranca – Chiesa di Santa Maria di Zenighe

 



Situata poco fuori dal paese di Colombaro sta l’antica parrocchiale di S. Maria di Zenighe, cara al popolo che vi conserva i resti mortali degli antenati e punto di riferimento della comunità di Colombaro fino al 1734 quando fu adibita a semplice cimitero essendo stata edificata ed officiata la nuova chiesa parrocchiale.
L’edificio religioso, così come lo vediamo oggi, non è altro che il risultato di numerose fasi di costruzione, demolizione, ampliamenti e restauri. L’analisi delle caratteristiche formali dell’edificio, delle risultanze dello scavo archeologico e della lettura dei documenti antichi ha consentito di formulare alcune ipotesi relative alla sequenza costruttiva che hanno interessato la chiesa di Santa Maria. Mentre le linee evolutive più recenti appaiono ben identificabili, meno riconoscibile risulta la situazione per i secoli più remoti, per i quali disponiamo di scarsi resti materiali o di documentazione d’archivio. Della fase più antica non si posseggono informazioni sicure; la presenza in loco di frammenti di sculture altomedievali reimpiegati nelle murature, può indurre l’ipotesi della fondazione della chiesa ai secoli IX-X. In epoca romanica (sec. XI-XII) le tracce delle antiche strutture risultano meglio individuabili: l’edificio, orientato secondo l’usanza del tempo in direzione Est-Ovest, aveva dimensioni ridotte e la lunghezza totale, abside compresa, doveva attestarsi all’interno dell’aula attuale. Lo scavo archeologico del presbiterio ha accertato la presenza del recinto cimiteriale che doveva attorniare tutto l’edificio religioso. Di questa prima fase estano il perimetrale sud con una stretta monofora a m 2,65 dal pavimento e sul fronte ovest la traccia dell’ingresso principale. Nei secoli XII-XIII e XIV l’edificio subì probabilmente un ampliamento in lato Nord, attestato da una monofora ancora visibile dalla navatella settentrionale sulla apertura ad arco. L’ampliamento potrebbe essere stato causato dall’accostamento alla facciata principale della chiesa, di un corpo di fabbrica, ancora oggi visibile, che occludendo l’ingresso originario determinò l’apertura di un nuovo accesso nella posizione attuale. Entrambe le chiese originarie possedevano un ricco corredo iconografico, come è testimoniato dai frammenti di affreschi e di intonaco dipinto rinvenuti nello scavo archeologico del presbiterio. La chiesa venne poi completamente rifatta secondo i canoni delle chiese rurali quattrocentesche, dette anche francescane per il tipo di architettura.
Si tratta di edifici ad aula unica: caratteristici sono i grandi archi ogivali, che sostengono direttamente le travature del tetto, e l’arco trionfale che separa la navata dal presbiterio, quest’ultimo realizzato con abside quadrata o rettangolare e copertura a crociera. All’epoca romanica risale invece la costruzione del campanile, strettamente connesso alla struttura della chiesa e realizzato nello spazio dello squadro absidale.
La chiesa di Santa Maria è riccamente decorata, come si può capire dalla presenza, nella cappella centrale, del dipinto di una Madonna in trono e da numerosi affreschi. Nei secoli XVI-XVII venne aggiunta la navatella settentrionale, ornata da un pregevole affresco di Cristo Crocefisso. A quest’epoca risale la costruzione della sagrestia ed il rifacimento della parte terminale della torre campanaria.
L’ultima trasformazione si attua nei primi anni del 1700 con la creazione, nell’aula della chiesa, di due cappelle con altari romanici e soase in stucco. Negli anni Settanta fino ai giorni nostri sono iniziate e continuate le opere di restauro.