Presentazione Pietro Arrigoni

Natale nelle Pievi, appuntamento tra arte, fede e solidarietà

Una tradizione che torna... e molti progetti per il futuro

La rassegna che per la prima volta nel 2005 si è affacciata sulla scena, ampia e diversificata, dell'offerta teatrale bresciana, lo ha fatto con semplicità e rispetto, ma con l'intenzione di dire qualcosa di nuovo.

L'originalità dovrebbe essere il requisito primo di ogni creazione artistica. Il "Natale nelle Pievi" nasce dalle radici profonde dell'identità bresciana: nel 2005 lavoravo a "Penna e calamaio", uno spettacolo in onore del poeta dialettale Angelo Canossi, e arrivò come una folgorazione l'idea di estendere quel tipo di ricerca e di lavoro anche all'ambito della produzione testuale attuale.

Canossi è il nume tutelare della poesia dialettale bresciana...

È stato un grande poeta e le bellezza della sua parola è destinata a resistere nel tempo: ne ho potuto sperimentare l'efficacia anche in scena, la capacità di evocare un mondo vivo, pensante, pieno di energia. Ancor oggi moltissimi autori mi confermano di sentirsi legatissimi alla memoria di Canossi, e non ho difficoltà a comprenderli. Il contatto con la produzione testuale dialettale bresciana, in poesia e in prosa, è stato davvero stimolante per me. Forse era impreparato a tanta creatività, benché ispirata dal Natale, momento di puro incanto all'interno dell'anno, e non solo da un punto di vista religioso.

Anche la fede è ben presto entrata a far parte del progetto.

Ho individuato una sorta di analogia tra il dialetto, "lingua seconda", messa talvolta in ombra dai puristi, e le piccole e grandi chiese che subiscono un destino d'abbandono, mentre si perde la memoria della loro primitiva funzione e gli agenti atmosferici ne minacciano l'integrità. Sono ricettacoli di fede, veri e proprio gioielli architettonici, estromessi ormai dai "canali" pulsanti della nostra affaccendata vita sociale.

Natale nelle Pievi” è tornato puntualmente (con il patrocinio del Comune e della Provincia di Brescia – Assessorato alle Attività e ai beni Culturali e alla valorizzazione delle Identità, Culture e Lingue Locali) ad animare le serate d'Avvento per tre anni fino ad oggi.

Sono convinto che la bontà dell’idea originaria sia alla base della fortuna di quest’iniziativa, che resta un unicum sul piano nazionale ed è ben accolta dalle amministrazioni pure in questo momento oggettivamente difficile. Ho condiviso, con gli autori, con gli artisti, con le amministrazioni comunali che hanno sempre risposto con entusiasmo, una tensione positiva, lontana dai cliché.


La Rassegna ha sempre ottenuto un buon consenso di pubblico perché ha saputo, in ogni edizione, rinnovarsi.

Accanto all'elemento della conferma (grossi nomi del panorama artistico, una cinquantina d’artisti tra autori, musicisti e fotografi per dar vita a indimenticabili momenti di spettacolo), ho curato quello dell'innovazione, dando spazio agli emergenti e di fatto mettendo a punto un cartellone quanto più possibile vario: l'edizione 2008 vede ben sette nuovi spettacoli. Oltre alla crescita della proposta artistica, va segnalato l’ingresso, tra i numerosi comuni bresciani, di Rogno, in provincia di Bergamo, con la Chiesa di Santo Stefano Protomartire e Lovere, sulla sponda bergamasca del Sebino, con l’antica Chiesa di Santa Chiara: uno “sconfinamento” che è anche una soddisfazione e una promessa per il futuro


Fitto, come sempre, il carnet degli appuntamenti tra il 1° dicembre 2008 e il 6 gennaio 2009...

E c'è qualche sorpresa ad attendere gli spettatori! Ne anticipo una: tra le molte realtà di ricerca sul territorio ho incontrato l'Associazione Onès, di Ponte Caffaro, impegnata nella tutela del patrimonio musicale e letterario dell'alta Valle Sabbia e di Bagolino in particolare. Un aiuto importante per scrivere una pagina sull'amore per la tradizione e sulla capacità di attualizzarla. Per il resto, sarà un piacere ritrovare il Circolo Fotografico Click di Flero, prezioso partner in ogni edizione e custode di un ricco archivio fotografico,Giorgio Zanetti, Piergiorgio Cinelli, Daniele Gozzetti, Mariateresa Scalvini, Beppe Pasotti, Luciano Bertoli, Gabriella Tanfoglio, Alberto Zacchi, Sara Martina Venosta, Silvio Gandellini, Il Coro Prealpi di Erbusco, il quartetto d’archi La nuova Meta, gli Zampognari di Sarezzo, il burattinaio Giacomo Onofrio, la cantante Tiziana Morzenti…


Ogni pieve, ogni chiesa si fa “teatro” come luogo d’accoglienza e crescita per tutti.

Proprio in tema di “inclusione” e “solidarietà” si registrano gli indirizzi più recenti del progetto. Uno degli spettacoli sarà offerto alla piccola Camilla, affetta da tetraparesi spastica con ipertono muscolare, per facilitare l’iter delle cure negli Stati Uniti. Dagli istituti di pena, Canton Mombello e Verziano, con cui è in essere una collaborazione, ho ricevuto molti, toccanti testi sul tema del Natale. Grazie ai detenuti, coinvolti direttamente dalla direzione in veste di autori e attori, la Rassegna acquista una inedita profondità, includendo tra le "Pievi" anche la piccola chiesa di Canton Mombello, in uno spettacolo dedicato.


Una bella prospettiva cui guardare mentre la memoria di un triennio è consegnata alla pagine…

Ho la sensazione di chiudere, con questo terzo volumetto che contiene insieme agli altri due la testimonianza preziosa della vitalità del dialetto e degli autori che sul territorio vi si dedicano, un ciclo. Un'esperienza che mi ha dato moltissimo e che forse ha dato qualcosa in termini d'identità e di maggior consapevolezza, ad ogni spettatore e immagino lettore che con tutta calma può ritrovare sulla carta le invenzioni e le particolarità dei testi selezionati per le rappresentazioni. Anche grazie ai libri resta il senso, oltre che il ricordo, dei progetti che intraprendiamo. Fare cultura significa, sempre più per quanto mi riguarda, includere: se è vero che il dialetto ha dimostrato di saper vincere qualche "battaglia" in termini di efficacia comunicativa, spero che l'idea del "Natale nelle Pievi" abbia contribuito a restituire l'immagine viva di una comunità che si identifica proprio nella lingua delle origini e torna nei luoghi in cui la fede più autentica trova alimento e conforto, mentre vibrano l'attesa, la speranza e infine la gioia del nuovo inizio che ha il sorriso del Bambino.