Raffaello Spagnoli
Ha scritto tanto, da ragazzo, e prevalentemente in italiano: un interesse poi accantonato a malincuore, per tantissimi anni occupati dal lavoro e oggi, all’alba dei sessanta, ripreso con dedizione, con l’entusiasmo di chi sperimenta anche ambiti creativi nuovi. Quella del dialetto, ad esempio, è un’area cui lui, nativo di Castenedolo ma da anni residente a Bovezzo, si è avvicinato, racconta, “in punta di piedi”, anche per rispetto nei confronti di autori la cui bravura è consolidata e riconosciuta e che ora conosce uno per uno, molti anche personalmente. Ama confrontarsi e crescere nella sua passione, e la partecipazione (vittoriosa) ad oltre 140 concorsi letterari lo dimostra: e se è vero che i concorsi non danno moltissimo sul piano dell’utilità, è pur vero che si tratta sempre di un modo simpatico per girare l’Italia. Gli manca ancora l’esperienza della pubblicazione: “non sono un ragazzo – si schermisce – abituato a pensare alla scrittura in termini di ambizione. Mi importa molto di più coltivare giorno per giorno il piacere e la libertà di scrivere”.