Giovanni Mazzoldi
L’italiano “non è stato mai il suo forte”, confessa, eppure la scrittura diventa passione quando la possibilità di utilizzare il dialetto ne fa uno strumento più familiare e meno esigente sul versante della tecnica, per narrare una realtà sorprendente. Nel suo Natale si annida una storia di solitudine e ripensamenti che potrebbe essere quella di tanti di noi, “ma non la mia – tiene a precisare – che attendo le festività circondato dalla famiglia e dal suo calore”. Il suo protagonista è molto meno fortunato e nei giorni d’Avvento si trova ad interrogare il silenzio della sua arida vita il cui colore è stato deciso in un passato remoto, di liti e di ripicche. Così arriva un piccolo miracolo, e la narrazione vi partecipa perché il bello è proprio questo: saper inventare la stranezza, il momento adatto a riflettere, a raccogliere il riflesso di una luce inusuale anche nelle più scontate e apparentemente immutabili delle situazioni.