A tu per tu con… Memo Bortolozzi


Un nutrito curriculum di premi letterari, di continue rappresentazioni delle 7 commedie di cui è autore è il bel biglietto da visita di un veterano tra poeti dialettali bresciani, che malsopporta chi “usa il dialetto senza criterio, improvvisando e tirando a indovinare. Mi spiace – vuole puntualizzare – veder trattare con noncuranza quella che per me è fin dagli anni Settanta, per precisa scelta, la via d’espressione e di socializzazione prediletta (dalle frequenze di Radio Ponte intrattiene quotidianamente gli ascoltatori, recitando e cantando in dialetto). Insegnante elementare, poi artigiano ceramista, è l’anima  della compagnia Chèi de Manèrbe, da lui stesso fondata e festeggiata nel suo ventennale (2005) con un CD musicale. Molte canzoni, i cui testi, di pugno dello stesso Memo, ridipingono un mondo pieno di umanità, che non dev'essere confinato al passato proprio perché contiene stimoli e garanzie di sapersi adeguare ad ogni situazione, anche la più moderna. Come dire che il carattere è carattere, motivo d'orgoglio, e tale deve restare, senza subire le storture dell'affettazione, che lo snatura e lo impoverisce "… lassa che i pàrle en italià / chèi che va en gir con dei lìber en bràs, / chei che i sa mia cose sape 'l restèl, / fin quant che no i se la 'mpienta 'n del nas! / Nòter ànvece parlòm nostrà, / nòter al pranzo ga dìzem majà…".  Per il “Natale nelle Pievi”,  ha immaginato di dialogare con quel Dio di cui cerca da sempre di verificare l’esistenza. E quel Dio, che per cordialità e loquacità gli somiglia tanto, gli dona di riandare tutta la vita passata, in un'ora magica… quei sessanta minuti che precedono la nascita di Gesù, in Na storia dè Nedàl.