A tu per tu con… Egidio Bonomi

 

Giornalista e scrittore, lumezzanese doc, Bonomi è l’apprezzato autore romanzi, testi storici locali. Sue anche numerose opere teatrali in dialetto bresciano e in lingua. Ha riunito espressioni, modi di dire, parole tipiche del dialetto bresciano in un piccolo dizionario di quella "lingua" che la dice lunga sulla storia, la cultura, la vita e le tradizioni della terra bresciana. “L’astratto si costruisce con il concreto – dice – il dialetto arriva all’astrazione con le sue semplici, pregnanti parole. Del nostro corposo vocabolario dovremmo custodire gelosa memoria”. I giovani, però, parlano un dialetto molto italianizzato… parole squisitamente bresciane  come roaiòt, articiòc, maöla, obit, portogàl sono rese nel dialetto d’oggi con piselli, carciofo, fragola, funeràl, arancio. Si tratta del processo di italianizzazione cui vanno incontro molti vocaboli propri del dialetto, esistenti ma dimenticati, non certo evoluti, visto che tra maöla e fragola c’è una bella differenza. Le lingue sono mobili, lo sappiamo, e quindi soggette a cambiamenti. “Un conto, però – ribatte Bonomi - è l’evoluzione, altro sostituzione, che spesso avviene rapidamente lasciano, in me almeno, un fondo di malinconia. Dialetto: facendo cadere la “a” sarebbe diletto… e senza richiamare alla “purezza”,  mi pare che una qualche aderenza non guasterebbe, soprattutto là dove i vocaboli esistono. Tutt’altro discorso vale per l’evoluzione, soprattutto verso vocaboli nuovi e quindi non riscontrabili in lingua bresciana per cui computer, tichet (scritto all’italiana), cecàp e via inglesizzando hanno perfetto albergo nella parlata quotidiana”.
Il Natale nelle Pievi “è la risposta definitiva - afferma - a chi sostiene che il dialetto serve soltanto alla cronaca e non alla letteratura. Il dialetto mi pare, al contrario, adattissimo al lirismo, come dimostrano ampiamente molti testi alla prova della lettura e della recitazione”. Del resto, ogni idioma si presta a qualsiasi genere letterario, “considero la lingua italiano l’acquerello e il dialetto la scultura – conclude - certo, bisogna possedere i mezzi per comunicare adeguatamente”.