A tu per tu con… Bruno Marini


Saggezza contadina, ph Bruno Marini

Dall’amore per il territorio in cui è nato e felicemente vive discendono le tante passioni di Bruno Marini. Sul versante storico, è in continua attività, togliendo dall’oscurità periodi e personaggi speciali. Lo stesso trattamento riserva al dialetto, che conosce perfettamente negli aspetti meno comuni: dal punto di vista lessicale, gli si deve il recupero, e l’archiviazione scritta, di circa 3mila vocaboli caduti in disuso eppure, in altri tempi, comuni e necessari. “Sapeva, ad esempio – domanda - che per 250 specie ornitologiche censite nel territorio esistono 700 appellativi dialettali?”, ma al di là delle provocazioni è evidente che ogni filo d’erba della sua Bassa ha, per lui, una speciale ragion d’essere. E spesso la trova e la dichiara, esprimendola in maniera artistica e fantasiosa. Una serie di fotografie ritrae, sulle pareti di casa, alcuni bellissimi fontanili; in passato furono i ciottoli a fare da supporto ai suoi motti ora pensosi ora caustici. “Prediligo il dialetto che si parlava 50-60 anni fa – dice – lo trovo più sapido, meglio rispondente al mio intento di rappresentare la realtà umana con tutte le sue debolezze: amo l’ironia, la satira e considero mio modello Trilussa, che ho pure tradotto dal romano”. Così, a comparire in quelle che definisce “rime”, dato l’uso del metro, ma “non poesie, perché la Poesia è altro da questi miei versacci” sono le scene del quotidiano, in cui si muovono le persone che incontra ogni giorno in paese, quelle stesse che incontrava, forse, anche vent’anni fa. Sagome di cui tutti conoscono vizi, perlopiù innocenti e le virtù, ma che la parola riveste di sorpresa e di freschezza. Al Natale nelle Pievi, cui partecipa da sempre, ha regalato quest’anno un ricordo rivisitato alla sua maniera, in cui Santa Lucia, istidä de or e de sifòn, s’intenerisce di fronte alla felicità dei poarècc nel ricevere doni tanto modesti da durare un giorno soltanto: e prim de serö ghìèm pö nient ‘n mà.