
Attrice bresciana, precisamente lumezzanese, prende parte a “Natale nelle Pievi” fin dalla prima edizione, attratta da un’esperienza “curiosa, decisamente nuova per me che provenivo da teatro sperimentale – dice – e questo lavoro mi ha fatto scoprire una propensione per il dialetto che ho poi cercato di assecondare. Non si pensa quasi mai al dialetto come a una vera e propria lingua, ma certo lo è nel momento in cui vive attraverso la recitazione e dev’essere trattato con la massima attenzione per riuscire a metterne in luce le sonorità, la musica: in questo naturalmente gioca un ruolo decisivo la qualità dei testi”. Sara Martina Venosta ha al suo attivo un lungo curriculum in cui figurano lavori a Milano, con Scena Prima, a Brescia con il CTB, Nanni Garella, Cesare Lievi… nell’esperienza ormai consolidata del Natale nelle Pievi a colpirla sempre è “il sincero entusiasmo del pubblico – riferisce – a dispetto del freddo, della difficoltà di raggiungere certe chiese o pievi, peraltro bellissime, ho sempre raccolto un riscontro emozionale alto, intenso. Mi sembra, e la continua crescita della manifestazione lo dimostra, una buona idea recuperare il dialetto come veicolo della fede: è andare a ritrovare vene culturali profonde e mai del tutto estinte, che in quest’occasione si alimentano con linfa nuova”.