A tu per tu con… Gabriella Tanfoglio

Attrice bresciana, si è formata artisticamente con il Progetto “Officine Teatrali” del Centro Teatrale Bresciano negli anni dal 1984 al 1987 con la direzione artistica di Renato Borsoni, ha frequentato seminari di: teatro, mimo e improvvisazione teatrale, danza contemporanea, voce, con Gabriella Bartolomei, Mamadou Dioume, Yves Lebreton, Rena Mirecka, Valeria Magli, Nanni Garella, Daniele e Cesare Lievi, Teri Weikel, Luisa Casiraghi, Giorgio Rossi, Cécilia KanKonda e utilizzando le varie discipline al fine di raggiungere come attrice, un modulo espressivo personale legato al binomio corpo-voce. Da alcuni anni collabora per allestimenti di Performance, Letture Teatrali, Recital Concerto, Spettacoli Teatrali con vari artisti, quali musicisti, registi teatrali, coreografe e danzatrici. Nel 1990 fonda l’Assoc.Culturale “Progetti e Regie” insieme alla regista bresciana Sara Poli partecipando come attrice a tutti gli allestimenti prodotti sino al 1997, anno in cui inizia la collaborazione con il gruppo di attori-lettori del “C’era l’acca” e con la Coop.va 020 ( coop.va di servizi per le biblioteche attiva da anni su tutto il territorio provinciale) per un progetto di “Invito alla Lettura”, serate a
tema itineranti per tutta la provincia di Brescia. Tra il 1998 e il 2008 lavora ad allestimenti con vari artisti del territorio bresciano (Beatrice Faedi, Giuseppina Turra, Oscar Del Barba, Fausto Beccalossi, Lorenzo Lama, Giulio Tampalini , Manuela Bondavalli). Del maggio 2008 è il debutto nella Rassegna del Centro Teatrale Bresciano “ 5 Compagnie in scena al S. Chiara “ con lo spettacolo Passiù su testo di Franca Grisoni e regia di Lucio Gerri . Dall’edizione 2007 partecipa a “Natale nelle Pievi” con Söl föc ‘na stela per la regia di Luciano Bertoli. “Ho incontrato il dialetto, che in casa mia non si parlava – racconta – per ragioni professionali, quando sono stata impegnata nell’ellestimento de La curt del Pulì. È stato sorprendente, per me, scoprire la bellezza e la musicalità di una lingua che fino a quel momento avevo praticamente ignorato. Studiandola, proprio come le esigenze di scena impongono, l’ho scoperta nella sua intensità. Oggi potrei dire che somiglia, nella sua apparente durezza, al carattere tipicamente introverso dei Bresciani, che cela però tesori di tenerezza e calore. Doti molto belle sul piano umano protette da modi schici, talvolta sbrigativi: allo stesso modo il dialetto ha in sé sonorità bellissime e una spiccata musicalità che emergono con forza quando lo si porta in scena”. Meglio, “naturalmente – sottolinea – se in sedi tipiche e particolari, veri ricettacoli della cultura territoriale, come le Pievi”.