“Natale nelle Pievi”
Quinta edizione
(2 dicembre 2009 – 6 gennaio 2010)
Le sette nuove produzioni in cartellone

Come ombre su un campo di neve (in italiano)
Testo: Andrea Malpeli
In scena: Gabriella Tanfoglio; Sara Martina Venosta
Musica: Daniela Savoldi (violoncello)
Regia: Pietro Arrigoni
Genere: Teatro di narrazione sulla professione della
levatrice mandataria
“Come ombre in un campo di neve” nasce dalle interviste fatte a due levatrici che hanno operato sul territorio bresciano, e in particolare in Valcamonica e in Val Trompia a partire dagli anni ’50, nella convinzione che fossero testimoni e depositarie di una esperienza che ha un legame forte col sacro. Affrontare il parto, a mani nude, prive degli strumenti tecnici di cui erano depositari i medici, ha spinto le levatrici e le partorienti, che a loro si affidavano, a elaborare un approccio al dolore basato sull’abbandono, che faceva riscoprire la fiducia in se stesse, nel proprio corpo, nei propri istinti, attraverso il rapporto di fiducia che si creava con la levatrice. La sacralità sta nel fatto che attraverso questo abbandono al dolore, si fondano relazioni, con il proprio corpo, con i propri istinti, con gli altri, che permettono una riconciliazione e un rinnovamento del mondo, in cui si scopre che, come dice l’angelo a Maria: “Niente è impossibile a Dio”.
El presepe secondo nòter
Testi: Vittorio Bergamini; Giovanni Mazzoldi; Ugo Pasqui
In scena: Compagnia Caffè Corretto di Borgosatollo (Matteo Berta; Virginia Cominelli; Gianfranco Faini;
Maria Pace; Claudio Resoli; Pierangelo Valzelli, Pietro Zubani)
Musica: Matteo Bonetti (clarinetto); Maura Castelnovo (flauto); Elena Conzadori (violoncello)
Regia: Paolo Granci
Genere: Teatro di narrazione.
Tre racconti con interventi musicali e cantati
Il presepio, forse il più bel simbolo del Natale, la più universale delle sue rappresentazioni è al centro di tre storie diverse. Il momento della preparazione dell’importante segno del Natale, i personaggi si trovano faccia a daccia con se stessi, in situazioni che parlano di speranza, di solitudine, del coraggio di accettare con semplicità la vita.
Lüzer de bianche falìe
Testi: Velise Bonfante; Alberto Rigoni; Regina Sozzi Mor
In scena: Compagnia Le Maschere di Desenzano del Garda (Paola Erminia Pozzetti; Aldo Giuseppe Raffa;
Guglielmo Tosadori)
Musica: Silvia Avigo (flauto traverso)
Regia: Guglielmo Tosadori
Genere: Teatro di narrazione. Due racconti, un dialogo e un monologo in rima con intermezzi musicali
“El föch el lüs”, il fuoco è acceso e fiammeggia lanciando in cielo scintille a ricercar le tremule stelle. Sono proprio le falìe, le scintille del fuoco e fiocchi di neve a donare un tocco di magìa al Natale di tutti, a legare quattro storie diverse, come quattro diverse gemme incastonate nel bianco.
Marù dè Nedàl - ‘na rissèta bressana
Testi: Giuliana Bernasconi; Mary Chiarini Savoldi; Maria Filippini, Raffaello Spagnoli; Edoardo Zani
In scena: Ass. Il Mosaico. Maria Teresa Scalvini, Beppe Pasotti, Stella Filippini, Nicola Rosa
Musica: Stefano Longhi (suoni e percussioni)
Regia: Pietro Arrigoni
Genere: Teatro di narrazione
Tutto accade nella notte in cui due pasticceri e i loro giovani aiutanti vogliono preparare un dolce di castagne,
nell’attesa di un giorno davvero speciale come la nascita di Nostro Signore, ma memoria ed emozione
cambiano il ritmo del loro lavoro e li predispongono al racconto, alla rievocazione, alla commozione e… perché no, al divertimento. Una messa in scena semplice, complici quattro brevi racconti accompagnati da un’intrigante colonna sonora.
Nedàl èn rìa a la Mèla
Testo: Maria Filippini
In scena: Attori Compagnia Teatro Alchimia
(Pierangelo Angoscini, Sabina Calati, Guido Cossu,
Riccardo Fregoni, Cesare Rizzi)
Narratore: Luciano Bertoli
Musica: Eros Luca Tomaselli, violinista
Regia: Luciano Bertoli
Nell’arco di un anno, e precisamente da un Natale all’altro, storie di vita e destini forse già segnati o tracciati si intrecciano in un “giallo” rappresentato in maniera sobria, ponendo al centro il racconto, l’affabulazione. La scena, su cui gli attori impersonano le figure che sfiorano e condizionano la vita del protagonista, crea forte attesa, curiosità o per meglio dire suspence, fino alla risoluzione del caso.
Pére e capèl… i fa ‘l Nadàl pio bèl
Testi di: Armando Azzini; Bruno Marini; Renato Hagman; Piero Simoni
In scena: Compagnia Onès di Ponte Caffaro.
Con Fabio Rota; Milena Zanetti
Regia: Gigi Bonomelli
Musica: Gigi Bonomelli (violino); Sandro Cocca (chitarra); Bonaventura Salvini (basso); Eligio Scalvini (violino)
Genere: Teatro di narrazione con corpo musicale. Alcuni racconti in prosa e poetici con l’intervento di brani
musicali tradizionali
Non ci sentiamo molto lontani dal Natale del presepio quando ci proponiamo di far ascoltare la nostra musica e i nostri racconti. Non siamo tanto diversi dai pastori e avventori che, come i figuranti del presepio, sperimentano lungo lo stesso cammino un sentimento di incredulità e gaiezza. Così la magia immancabilmente si ripresenta, a traghettare i pensieri in quella grotta.
San Giosep a tòc
Testi di: Giuliana Bernasconi; Giuseppe Bertozzi; Anna Bietti; Ornella Morandi
In scena: Enzo Liberato Formisano e Roberto Maggi
Musica: Compagnia delle Pive di Vobarno diretta da Claudio Porretti
Regia: Enzo Liberato Formisano
Genere: Teatro di narrazione con intermezzi musicali di cornamuse
Natale, la festa che dischiude il mistero di Dio che si fa uomo, ha ispirato i poeti e scrittori bresciani Bertozzi, Bernasconi, Bietti e Morandi che hanno affrontato con passione e sentimento il tema, rivestendolo con la semplicità e l’immediatezza del dialetto. La memoria, il senso di appartenenza, sono la molla che spinge ogni uomo a ricercare tra le parole in dialetto le radici proprie e quelle della collettività di cui è parte integrante. Il suono della parola bresciana, pronunciata nell’intimità della Pieve, come in un gioco di specchi riceve e dona splendore, in uno spettacolo che è una sorta di ritorno alle origini, quando l’elemento religioso, rivestito di artee cultura, apparteneva alla quotidianità di ognuno e le grandi opere erano la diretta testimonianza dei valori vissuti.