![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
|
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
|
![]() |
![]() |
|
![]() |
|
Mé l’ho ist naser
Testi di: Adelio Finulli, Armando Azzini, Giuseppe Bertozzi.
Con: Pieremilo Gabusi, Claudio Piovani e Giuseppe Fadabini.
Regia di Pieremilo Gabusi
Genere: teatro di narrazione.
Tre brevi racconti, accompagnati da canzoni popolari
Durata: un’ ora senza intervallo
La grande capacita affabulatoria di Pieremilo Gabusi, (attore della Loggetta e uno dei più apprezzati scenografi bresciani) accompagnato da Claudio Piovani e Giuseppe Fabadini in un percorso/ viaggio nella parola bresciana che è di assoluto fascino, interpretato con notevole abilità tecnica e una appassionata intesa corale.
Lo spettacolo “Mé l’ho ist naser” risulta così un alternarsi continuo di atmosfere liriche e di momenti di grande frenesia ritmica nelle quali risaltano la bravura dei tre attori, ma soprattutto la grande passione con cui hanno affrontato questa avventura narrativa.
Tre racconti in cui la narrazione è viva, si sente il pulsare della vita vera come l’energia che batte nel petto dell’asse di legno protagonista e testimone della nascita di Gesù nella capanna.
Si avverte la forza naturale dell’amore nel secondo racconto di Azzini “Do pére en’agnili”,nel qualeBepi il pastore di gesso, sente tra il muschio e la carta stagnola del presepe tutto il suo amore per Cecilia la figlia del fornaio e riesce finalmente ad esternale la sua passione. Merito anche delle espressioni, che l’autore Azzini, attinge dalla lingua viva, dal parlato: un’oralità che su pagina mantiene il suo sapore, non muore, preservata con tutte le modulazioni della voce di personaggi presenti nel presepe sempre con il corpo e con l’anima. È la brescanità nuova e fedele a se stessa, allo spirito laborioso e silente, all’arte di saper trovare le soluzioni anche nelle difficoltà come avviene al protagonista di "La sena de la vigilia "di Bertozzi. Evento tra i tanti nella vita di un vedovo che percepisce come il mondo è diventato più complesso.
Un mondo nuovo, diverso da quello vissuto dai figli, in cui l’amore può finire e si ha il doloroso coraggio di non trascinarlo verso la consunzione.
L’uomo neanche per un attimo rinuncia a sentirsi vivo, sente le sue gambe fremere per una strana paura, per una sensazione sepolta sotto anni di matrimonio e di abitudine, e rievoca in se stesso l’immagine di quando trascorreva con la moglie il Natale. Il percorso narrativo si chiude con la speranza e la gioia della vita. Poi la vita ritorna in forma di morbide pantofole, che fanno camminare a proprio agio il tutto.