Qualche mese fa, quando decisi di dare
visibilità al materiale che
poeti
e scrittori
bresciani mi avevano inviato,pubblicandone i testi
(grazie all’ editore
Massetti Rodella
che con grande fiducia ha accettato questa scommessa)
mi trovai ad
affrontare una mole incredibile
di materiale cartaceo.
Confesso che restai stupito: non pensavo
che il volume potesse
contenere circa 100
pagine,
senza contare il materiale che purtroppo,
con mio grande rincrescimento dovetti scartare
Ora devo dire che,
come ideatore di questa
manifestazione, me ne compiaccio, perché
un’opera
del genere è frutto del legame, forte e mai
interrotto,
che ho con le mie origini,
dalle quali ho tratto ispirazione per
molti
dei miei allestimenti in vernacolo che parlano
di fatti, di
tempi e di persone della
mia infanzia.
Mi auguro, per l’amore che mi lega alla mia
terra, che la
pubblicazione
di questo
materiale entri a far parte del nostro
patrimonio
culturale insieme ad altre opere, ispirate
alla
brescianità e alla
sua gente.
Vorrei che questo lavoro ci rammentasse
che un popolo non solo ha
in comune la
lingua, in questo caso il dialetto, ma
altri valori
che deve sentire cari e
irrinunciabili, quali l’amore per la
propria
terra, per il suo sviluppo,
per la sua crescita culturale
ed economica, ma soprattutto,
il più grande, il sentimento della
solidarietà: questi valori
abbiamo appreso nel dialetto trasmesso
dai nostri Padri, questi
valori dobbiamo trasmettere ai nostri figli.
Quando ho iniziato a mettere in scena testi, poesie, racconti mi
sono posto più volte la domanda: “In lingua o in dialetto?”.
Alcuni spettacoli li ho allestiti
nell’una e nell’altro per verificarne l’efficacia. Ho scelto,
per molti, il dialetto perché quei “quadretti” di vita perdevano
calore, colore, luce, vitalità, effervescenza se detti in lingua;
Teniamo nel dovuto conto che i testi dialettali non sono
soltanto riscoperta di motivi folcloristici, ma sono pensieri
che si sono fatti vita reale; sono sentimenti scaturiti dalle
regioni più profonde degli animi; sono valori acquisiti in ambienti
umani e sociali difficili e spesso avversi; sono tradizioni, usanze,
costumi maturati dalle esperienze dei “saggi”; sono testimonianza
di una religiosità genuina che permeava di divino ogni avvenimento
quotidiano; sono gioie e malinconie, tristezze e speranze, scherzi
e crudeltà reali, arguzie e debolezze che ci raccontano vicende
individuali proiettate negli spazi di una storia universale.
La valenza universale del “mondo del dialetto” è testimoniata
dalla partecipazione interessata e fattiva di molti giovani
scrittori, attori e musicisti, alla rassegna. I dialetti sono un
vivaio di sapienza; sono messaggeri di prezioso valore e compongono
i profili di una civiltà che seppe dare luce alla vita tra le
avversità e le ingiustizie della storia.
Seppero tingere così, l’avvenire di campi di grano e i giorni
si sommarono ai giorni in un calendario che additava percorsi nuovi
per approdi nuovi. Così nel panorama dei testi rappresentati su
tematiche tradizionali, si aggiungono temi di forte attualità e
il dialetto diventa un filo conduttore, un ponte fra passato e presente,
contribuisce alla continuità della storia di un popolo.
Un grazie a tutti coloro che anche quest’anno hanno creduto in
questa scommessa ed agli assessori dei Comuni che hanno aderito numerosi.