Come ombre su un campo di neve

Testo di: Andrea Malpeli
Con: Sara Martina Venosta e Gabriella Tanfoglio
Musica: Daniela Savoldi, violoncellista
Regia di Pietro Arrigoni
Narrazione a più voci sulla professione della levatrice - In italiano

Ho dormito in casa dell’ostetrica condotta che si era ammalata e che dovevo sostituire e al mattino, poco prima che facesse chiaro, hanno suonato… Era un uomo in bicicletta… L’ostetrica si è affacciata alla finestra, e mentre io mi infilavo il cappotto e scendevo in strada, gli ha spiegato che l’avrei sostituita io, che ero arrivata la sera prima in corriera dalla città… L’uomo mi ha fatto segno di salire sulla canna della sua bicicletta… E tutto ha cominciato a volare via dietro di noi, case, portoni, muri, fontane, piazze. Ricordi, immagini come sequenze di un film in B/N, la storia, le storie di tante donne che silenziose hanno attraversato la Provincia di Brescia e non solo per far nascere i figli di una Comunità di una realtà..
Odori, umori, tutto svolto nel rigore dell'atto, del tempo, della attesa della nascita. Come un respiro, un vagito un silenzio, nascere è così, un taglio netto di un cordone che unisce, viene reciso, ma vincola in un patto straordinario con la madre e il padre... poi la gioia della nascita. Nascere, veder nascere, aiutare le donne a spingere, sforzo, dolor E..il dolore così affronta il testo di Andrea Malpeli, il doloro nella sua forma più alta, complessa, ma necessaria, atto che nasce e si consuma, si dimentica subito dopo, per ricominciare ad amare e desiderare altri figli. Una memoria debole, volutamente veloce, per dare agli uomini la possibilità di continuare a vivere.