Resy Pescatori Lucchini, autrice

Resy ama da sempre il dialetto perché nasce e cresce con questa parlata, benché ai suoi tempi fosse discriminante: “la parla en dialèt, l’è fiöla de poarèt”. Ed era vero, il suo papà faceva il calzolaio prima di essere operaio alla Centrale del Latte di Brescia, mentre sua mamma era una casalinga con la passione del ricamo il cui ricavato serviva ad integrare le spese di famiglia con cinque persone. Nel 1974, ascoltando uno dei suoi tre figli recitare una poesia del Canossi a scuola, si entusiasma ed inizia a comporre qualcosina in dialetto più per sé stessa che per partecipare ai primi concorsi che nascevano in città e provincia. Dopo l’epoca del boom economico, c’è un ritorno a valorizzare le radici della parlata bresciana che giustamente non deve essere dimenticata né deve morire per far posto alle lingue straniere che sono il lessico dell’economia internazionale. Cresciuti i figli, Resy frequenta i corsi di formazione ed un Master presso l’Università Cattolica e si avvia nel Volontariato che è tuttora la sua quotidianità. Infatti, il racconto che ha scritto in dialetto è uno spaccato di vita presso una R.S.A. dove tre ospiti, per allestire l’altare della Notte Santa, sono indaffarati perché non trovano la statua del Bambino, ma poi rimediano con finale sereno per tutti. “Natale nelle Pievi” è una bella testimonianza (nero su bianco e rappresentazione teatrale) di tanti episodi che resteranno reali riferimenti ai Valori di solidarietà che si stavano perdendo nel ricambio generazionale. Da questi racconti qualcuno potrà trarre motivi di insegnamento, apprezzamenti vari, rinverdire ricordi sopiti, passione per le piccole cose che da sempre rendono grandi la vita ed i suoi sentimenti.