Tra conferme e importanti spunti di rinnovamento che sono già tracce di lavoro per il futuro, si chiude la sesta edizione del "Natale nelle Pievi". Più di novanta gli appuntamenti, declinati su una trentina di date (25mila le presenze stimate in complesso), un articolato palinsesto di proposte che è tornato ad animare il territorio bresciano - non senza qualche significativo "sconfinamento" nella Bergamasca - nel tempo d’Avvento.
Nei diversi momenti dello spettacolo ("Chel Mòtom che el va gné a inciodàl", lettura scenica su testo di Tonino Zana interpretato da Andrea Manni per la regia di Pietro Arrigoni) e della Tavola Rotonda ("Verso l’alto concordi"), l’omaggio a Padre Ottorino Marcolini - in sinergia con la Fondazione e la Cooperativa "La Famiglia" e alla Cooperativa "Il Focolare" - ha rinsaldato il legame tra la manifestazione e il territorio, splendidamente rappresentato in uno dei suoi indimenticati protagonisti.
Proprio la ricerca dei valori presenti sul territorio porta a individuare particolarità e bellezze a rischio di oblio. La primissima e fortunata idea di rappresentare gli spettacoli teatrali nelle Pievi si è arricchita, completandosi in ogni edizione di piccole e grandi scoperte. Così è stato per l'arte campanaria, perno de "I Campanèr e i tirabaciòcoi", attrattiva insolita per Brescia, nel cui cuore storico, a pochi passi da Piazza Loggia, si sono tenuti 13 concerti, con repertori "a corda", " a bicchiere", "a tastiera".
Oltre al prezioso sostegno della Fondazione ASM, fondamentale per la realizzazione dell'iniziativa è stato il contributo del Gruppo Campanari di Palazzolo, custodi dell'apposita incastellatura capitanati dall'energico Giambattista Morandini. A dar man forte, altre "squadre" di appassionati campanèr , titolari di provata esperienza in un mestiere considerato un tempo vanto del nostro territorio. Non sono rimasti a guardare i Campanari della Città di Bergamo, di scena in un appuntamento documentato da RAI3 - TG Regione oltre che dalle emittenti locali, determinati a mantenere e diffondere il "linguaggio" delle campane, medium tra sacro e umano ancor oggi affascinante.
Emozioni e nuove prospettive per il pubblico di "Davanti all'acqua, sulla cima del monte - Brescia Wintermeeting Mountainfilm", progetto ideato da Davide Torri e realizzato con il patrocinio del Comune di Brescia, il sostegno della Fondazione ASM, e in sinergia con l'Associazione Gente di Montagna, il Film Festival Città di Trento, l'Ersaf Lombardia, il Lab 80. L'inedita apertura alla settima arte, il cinema, ha "premiato" suggestive location in cui montagna e lago "si guardano" (Tavernole sul Mella, Zone, Temù, Gargnano) facendo conoscere opere di straordinaria qualità, dedicate alla montagna e alla sua gente.
Ha dato sapore alla Rassegna il percorso "Sèt gröste de formài", nato per promuovere e valorizzare alcune tipicità bresciane, offerte in degustazione al pubblico in un preparazioni create sur place dallo Chef Roberto Abbadati. Di tutto il percorso, un’esperienza multisensoriale che parte dai sapori e arriva fino alla condivisione di una performance artistica, resta traccia nelle sette tele firmate dal pittore Piero Tramonta e nell’elegante pubblicazione uscita da Compagnia della Stampa - Massetti Rodella, con prefazione del critico Maurizio Bernardelli Curuz.
Oltre agli eventi speciali, nel cartellone di quest'anno figuravano sette nuove produzioni. Per la gioia di grandi e piccini il Teatro dei Burattini di Onofrio è tornato con "L'ór de Erode", su testo di Ornella Morandi. Presenze di risalto, Piergiorgio Cinelli e Daniele Gozzetti, ex bò e àsen, quest’anno con "CantómCrismas" e Giorgio Zanetti con "Nedàl l’è en bé grant… sensa cunfì", scritto insieme a Velise Bonfante. Dalla Compagnia Caffè Corretto ecco "Sèt stòrie che scalda el cör"; mentre Teatro Cara… Mella ha proposto "Pagnuchìne de Nedàl". Insolito e molto apprezzato il lavoro di Enrico Re e Silvio Gandellini con "Da le sés a le dò - da le dò a le dés (un ensòme de Nedàl en ferriera)", ambientato nel mondo del lavoro operaio. Non sono mancate alcune gustose innovazioni, per cui in uno spettacolo "collaudato" come "Marù de Nedàl" i cantori del Coro Prealpi non si sono all’accompagnamento musicale, ma vestiti i panni del mestiere, casacca e cappello candidi, han messo le mani "in pasta".
Presenti, come sempre, nel ricco contenitore, i "Racconti di Natale" curati dal Teatro a Pedali, "Brescia canta il Natale nelle Pievi" il concerto di artisti bresciani all'Auditorium San Barnaba, a cura di Ricky Barone, e la realizzazione di un CD il cui ricavato è stato parzialmente devoluto all’associazione Onlus "Un sorriso di speranza", e l’itinerario di valorizzazione e approfondimento culturale "Il sistema plebanale bresciano" su progetto di Daniela Copeta.
A conclusione, il convegno ideato da Armando Azzini e dedicato a "Letteratura e musica nelle canzoni dialettali bresciane". La prima parte del titolo, "Te völe be chitàra", è tratta da una canzone di Francesco Braghini in segno di riconoscimento al suo ruolo di primo, vero, Maestro cantastorie-cantautore bresciano. La seconda, "ma go i niùcc che suna 'l bàs elètrich e canta hipop" non è un pensiero di sconsolata arrendevolezza, bensì la constatazione che la canzone bresciana è ancora vivace, e le nuove generazioni se ne sono appropriate, usando gli strumenti che le sono più congeniali e adatti ai tempi, sconfinando anche nel rock e i suoi derivati, appunto suonando il basso elettrico e rappando.
Musica e letteratura bresciane godono da qualche anno a questa parte di un felice fermento e il "Natale nelle Pievi" rappresenta un'eccezionale opportunità d'incontro per gli autori e per il pubblico, un'occasione di confronto, per conoscere e approfondire la storia della canzone popolare, in cui si inseriscono i temi e gli stili caratteristici della brescianità e della sua tradizione poetica.