Natale nelle Pievi 2011, il saluto del Vicesindaco del Comune di Brescia, Fabio Rolfi

Anche quest’anno è giunto il periodo di Natale e di nuovo si ripropone il piacere di condividere alcune riflessioni sulle pagine di “Natale Nelle Pievi”, l’opera portata avanti dal Direttore Artistico Pietro Arrigoni e che vede in questa la sua settima edizione.
Arricchita di nuovi incontri, che ripresentano tradizioni a noi care, la Rassegna “Natale nelle Pievi” può diventare ottima occasione per un momento di gioia e raccoglimento, durante il quale compiere un percorso alla luce della buona speranza, con riti e cerimonie che alimentino il calore interiore che l’evento natalizio dovrebbe accendere.
Senza l’intenzione di voler catechizzare i lettori, mi preme, semmai, che possa essere questo un momento per poter fare un bilancio della nostra esistenza, all’insegna di ciò che veramente è la “natura essenziale” dell’essere umano e che lo guida, spesso inconsapevolmente, nelle sue scelte, grandi e piccole, ma che lo conduce, o lo condurrà un giorno, a realizzare quella vera e unica realtà di cui l’uomo è espressione più profonda e concreta.
Questa natura essenziale ha tanti nomi, ma forse quello che tutti meglio conoscono è “amore”. Certo, il termine è decisamente annacquato e impoverito dai significati distorti che gli vengono attribuiti. Si va dal confonderlo con l’eros fino alla dannosa traduzione in “Carità” (derivato dal greco Charis) da cui poi tutte le deviazioni nello stile da mercatino di parrocchia, o obolo prenatalizio. In realtà sarebbe meglio non utilizzare il termine amore, proprio perché fuorviante, ma prendere a prestito un termine, forse meno conosciuto, ma più adatto, e che appare soprattutto nella versione in greco del Nuovo Testamento: questo termine è “AGAPE”.
Paolo di Tarso di questa Agape scrisse un inno, che, a mio avviso, rappresenta l’essenza più profonda del cristianesimo e in particolare dell’evento natalizio: “Quand’anche io parlassi le lingue degli uomini e degli Angeli, se non ho amore, io sono un bronzo che suona o un cembalo che squilla. E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza e avessi una fede tale da trasportare le montagne, se non ho amore, io sono un niente. E se distribuissi anche tutti i miei beni ai poveri e dessi il mio corpo ad essere bruciato, se non ho amore, tutto questo non mi giova a nulla.
L’amore è longanime, l’amore è benigno, non è invidioso, l’amore non si vanta, né si insuperbisce; non manca di rispetto, non cerca le cose sue, non si irrita, non tiene conto del male che riceve, non gode dell’ingiustizia, ma si rallegra della verità. Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta”.
Il filo conduttore affatto scontato di questa riflessione, spero condivisa dai più, è all’origine della volontà di collaborare e di partecipare attivamente al progetto “Natale nelle Pievi”, che propone iniziative con un forte contenuto motivazionale, piene di profondo significato, all’insegna del raccoglimento e della sobrietà, della gioia non esteriore, ma intima e di quei valori che stanno alla base della nostra cultura.
Il Natale, più di qualsiasi altra festa, racchiude momenti di grande forza suggestiva, che superano le dimensioni della mera ricorrenza e ne esaltano, attraverso i riti tramandati per secoli, l’atmosfera di mistero e di incanto che ne fanno l’evento più caro alla gente comune. Proprio usando il linguaggio spontaneo e diretto di questa gente, il loro, il nostro dialetto, si ricrea un legame con il passato della nostra terra, con i suoi luoghi più antichi e sacri, dove nella magica notte di Natale un’intera comunità si faceva “famiglia” e, uniti e solidali, i cuori di tutti si predisponevano alla vera gioia dell’accoglienza della “divina nascita”.
E, per concludere, prendo in prestito da Don Tonino Bello un augurio, che vorrei raggiungesse tutti:
Il Natale di quest'anno ci farà trovare Gesù e, con lui, il bandolo della nostra esistenza redenta, la festa di vivere, il gusto dell'essenziale, il sapore delle cose semplici, la fontana della pace, la gioia del dialogo, il piacere della collaborazione, la voglia dell'impegno storico, lo stupore della vera libertà, la tenerezza della preghiera. Allora, finalmente, non solo il cielo dei nostri presepi, ma anche quello della nostra anima sarà libero di smog, privo di segni di morte, e illuminato di stelle.
E dal nostro cuore, non più pietrificato dalle delusioni, strariperà di speranza”.